
Sembra il copione di un film lâordinanza con cui la Corte dâAppello di Milano ha annullato la sentenza definitiva a 26 anni di carcere per Pasquale Claudio Locatelli, il narcotrafficante bergamasco noto come Mario di Madrid, oggi in carcere a Spoleto.
Un verdetto in cui i giudici prendono atto di una mancata notifica della citazione a giudizio in primo grado, un vizio di forma che vale lâannullamento di tutto il processo, ma in cui ricostruiscono anche nel dettaglio tutti i capi dâimputazione e descrivono la figura di «personaggio di sicuro spessore criminale, che si approvvigionava di cocaina sui vari mercati internazionali ripartendola poi sulle piazze di Milano, ma anche Bergamo, Alessandria e nel Lazio, restando sempre lontano dallo stupefacente ma controllando e dirigendo il traffico».
Lâanno fatidico fu il 1989, quando gli investigatori francesi e italiani (in quella fase i finanzieri del Goa, Gruppo operativo antidroga), realizzarono la caratura del personaggio. A marzo, in un appartamento di Antibes intestato a Italo Salomone (uno degli alias di Mario di Madrid) spuntarono 41 chili di cocaina. A Ventimiglia, 6 mesi dopo, furono bloccati 120 chili di hashish. Le indagini portavano a Locatelli, da una parte e dallâaltra della frontiera. E scattĂČ un uso massiccio di intercettazioni telefoniche che in quella fase apparve un inedito. I telefoni collegavano lo stesso gruppo a piĂč sequestri in giro per lâEuropa: 15 chili di cocaina in Belgio, 3 chili di eroina a Reggio Calabria, 45 chili di coca a Utrecht (Olanda), con panetti di cocaina che, come ad Antibes, riportavano sempre lo stampo, «Metro».
Locatelli finĂŹ in carcere: «Era a capo â ricostruiscono i giudici â di unâunica organizzazione in grado di disporre di enormi quantitativi di stupefacenti, in qualunque momento, superando qualsivoglia difficoltĂ , di rifornire chiunque e ovunque». Ma anche capace, il gruppo, di creare una rete di supporto ovunque fosse necessario: Mario di Madrid finĂŹ in carcere a Grasse, per i 41 chili di coca trovati ad Antibes. Tra le celle si procurĂČ la frattura di un braccio. Non câera infermeria e sapeva di dover uscire, scortato, per essere curato. Ma un commando armato assaltĂČ il furgoncino che lo trasportava in ospedale, liberandolo. Sarebbe ricomparso nellâaprile del 1990 a Nigoline (Brescia), in compagnia di complici francesi, ma anche da lĂŹ era scappato, ferito, dopo una sparatoria con gli investigatori che lo stavano seguendo senza sosta.
Al telefono due complici rivelarono che «si era rifugiato in Jugoslavia» e dopo un percorso non noto aveva raggiunto il Marocco per poi stabilirsi in Spagna. Ma proprio in quei mesi di fuga, câerano state le prime confessioni di un complice, Giuliano Sartori, alla polizia francese, dopo lâarresto con 18 chili di hashish a Le Perthus. Chiamandolo semplicemente «Claudio», Sartori rivelĂČ che il commando in azione a Grasse, per la fuga durante il trasporto in ospedale, era composto da marsigliesi ed era entrato in azione «a fronte del pagamento di un miliardo di lire» nel 1989.
Un film in realtĂ interminabile, perchĂ© Sartori raccontĂČ anche di un milione di dollari in contanti che lui portĂČ in Spagna per conto di Mario di Madrid per acquistare «unâimbarcazione di grossa stazza». «Lâutilizzo dei natanti per il trasporto di stupefacente risulterĂ uno dei tanti mezzi adoperati dallâorganizzazione», ricordano i giudici. Tanto che una grossa partita di cocaina, 920 chili, arrivĂČ al porto di Brema sempre nel 1990, su una nave chiamata «Simon Bolivar», gestita dal colombiano Garcia Escobar.
La polizia tedesca, convinta che il carico fosse diretto in Italia, creĂČ una societĂ fittizia che riuscĂŹ a entrare in contatto con «Patricia», un alias di Loredana Ferraro, compagna di Locatelli, che stava gestendo la partita: agenti infiltrati si proposero per il trasporto del carico in Italia. Raggiunto lâaccordo, fecero scattare gli arresti della Ferraro e di altri due complici. Tutti fatti che alla Corte dâappello appaiono assodati, certi. Ma che, per una mancata notifica, non corrispondono piĂč a una veritĂ giudiziaria.
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