Dopo un’indagine lunga e complessa, la Guardia di finanza del capoluogo lagunare, coordinata dalla locale Dda, ha messo i sigilli a un carico di droga proveniente dalla Colombia e ha arrestato nove persone, tra cui Violi e Morabito, considerati i capi dell’organizzazione
di Andrea Tornago | 4 dicembre 2015
Vivevano ormai da vent’anni a Marcon, in provincia di Venezia, dove si sforzavano di passare inosservati. Un “profilo molto basso” secondo gli investigatori per due trafficanti del calibro di Attilio Vittorio Violi e Santo Morabito, considerati esponenti di spicco, “santisti” della ‘ndrina Morabito di Africo, la più potente della ‘ndrangheta della costa jonica calabrese. Dall’anonima provincia veneziana gestivano enormi partite di droga provenienti direttamente dal Sud America, sdoganate nel porto di Venezia. La Guardia di finanza di Venezia, coordinata dalla locale Dda, ha sequestrato 400 chili di cocaina pura proveniente dalla Colombia e ha arrestato nove persone, tra cui Violi e Morabito, considerati i capi dell’organizzazione.
Attilio Violi, che ha precedenti per tentato omicidio, associazione mafiosa, estorsione e detenzione abusiva di armi e nel 2010 ha perso una gamba in un conflitto a fuoco in Calabria, è considerato dagli investigatori molto vicino al boss della ‘ndrina di Africo, Giuseppe Morabito “u tiradrittu”, arrestato nel 2013 a Locri. Il suo socio in affari, Santo Morabito, aveva il compito di tenere i contatti tra Calabria, Veneto e Lombardia insieme ad un terzo complice. Le fiamme gialle hanno fermato poi due fratelli albanesi, Gazmend Tahiraj e Tahra Azem: nel locale di Tahiraj, il ristorante La Lanterna di Venezia, in Laguna, i finanzieri hanno trovato un chilogrammo di cocaina. Tra gli arrestati, oltre ad alcuni cittadini rumeni accusati di spaccio di stupefacenti, anche un importante narcotrafficante colombiano, Andres Fernando Ramirez Rivera, chiamato “Cipi” per la velocità con cui è in grado di cambiare schede telefoniche per non farsi intercettare, riapparso in Laguna il 3 dicembre scorso per seguire da vicino l’ultimo carico di cocaina.
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La droga partiva da Colombia e Costarica in nave e, dopo una sosta tecnica in Spagna, arrivava a Livorno e veniva infine sdoganata nel porto di Venezia. Gli investigatori del Gico della Guardia di Finanza l’hanno trovata nascosta tra prodotti tropicali in un magazzino di Meolo, dove il gruppo è stato sorpreso in flagranza a scaricare da un furgone 90 casse di falsi tuberi di manioca al cui interno erano stati nascosti i panetti di cocaina. Per seguire le rotte del traffico e scoprire l’organizzazione i finanzieri hanno permesso che venisse effettuata una sorta di “consegna controllata” dei carichi, rimandando, d’accordo con i magistrati, il sequestro dei carichi di droga. Si è scoperto così che la cocaina veniva trasportata da alcuni complici in magazzini presi in affitto a Marghera e Meolo, nel veneziano, dove il gruppo tratteneva il 30 per cento dello stupefacente per commercializzarlo per conto proprio. Altri 32 chili di cocaina erano stati sequestrati il 20 novembre scorso a Paderno Dugnano, in provincia di Milano, dove i trafficanti avevano contatti con una locale di ‘ndrangheta vicina ai Morabito ma considerata autonoma rispetto alle famiglie calabresi. “È una delle operazioni più importanti compiute negli ultimi anni – ha commentato il procuratore aggiunto di Venezia, Adelchi D’Ippolito – non solo per il quantitativo di cocaina sequestrato e per gli arresti, ma anche per la particolare complessità dell’indagine”.
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Ce séminaire s’inscrit dans un contexte particulièrement dense. En effet, la lutte contre les trafics de stupéfiants en haute mer présente un
caractère éminemment international nécessitant une coopération forte de l’ensemble des Etats concernés, aux premiers rangs desquels figurent l’Espagne et l’Italie dans la zone Méditerranée. Par ailleurs, la lutte contre le trafic de stupéfiants a connu une activité particulièrement intense depuis 2013 (arraisonnements du navire ADAM, du LUNA-S et du STINA en 2013, notamment). Enfin, l’immigration irrégulière par voie maritime a pris une dimension humaine et juridique particulière en Méditerranée, appelant une réponse adaptée.
Ce séminaire consacré à la lutte contre le trafic en haute mer a réuni, mercredi 25 novembre, les autorités françaises intervenant dans le dispositif interministériel de l’action de l’État en mer : autorités judiciaires (procureurs généraux et procureurs de la République des ressorts concernés, magistrats du siège et du parquet des JIRS qui traitent ce contentieux) et services spécialisés français de l’action de l’État en mer : secrétariat général de la Mer, Marine nationale, Douanes, services de police et ministère des affaires étrangères et du développement international.
Jeudi 26 novembre, les participants français ont été rejoints par leurs homologues espagnols et italiens. Ils ont pu évoquer avec eux les évolutions récentes des trafics de stupéfiants en haute mer, préciser les dispositifs de chaque pays en la matière et échanger sur les stratégies communes à mettre en place pour intensifier les échanges et mieux lutter contre cette criminalité organisée.
Stéphane Sellami et Florian Loisy | Publié le Vendredi 04 Déc. 2015, 09h56 | Mis à jour : 10h07
Publié le Vendredi 04 Déc. 2015, 22h50 | Mis à jour : 23h52