TREVISO.
Un canale diretto con i narcotrafficanti per importare in Italia grosse quantità di cocaina direttamente dal Sudamerica.
Era questo lo scopo dell’organizzazione, capeggiata da un imprenditore romagnolo del settore della distribuzione di prodotti ittici, di cui facevano parte, secondo le indagini dei finanzieri del Gico di Bologna, anche l’ex gestore del Tocai Paolo Infantino, 31 anni, un calabrese residente in centro a Treviso, e il suo “uomo di fiducia”, pure lui calabrese, Santi Caratozzolo, 47 anni di Villorba.

Infantino si sarebbe adoperato per trovare i finanziamenti dell’operazione grazie anche ai suoi contatti, come precisano gli investigatori, “con narcotrafficanti sudamericani e con la criminalità organizzata calabrese”. Il primo carico da 60 chili di “blanca”, nascosto nel pesce congelato importato, quello che doveva avviare un traffico di droga da milioni di euro e saggiare l’affidabilità degli interlocutori, non è però mai arrivato in Italia. E questo anche perché, ad un certo punto, a fine aprile del 2014, Infantino si tira indietro dall’affare perché scopre di avere una microspia in auto, dopo mesi di contatti telefonici con alcuni conoscenti in Sudamerica ed in Calabria. Per questo motivo l’accusa nei confronti di Infantino, Caratozzolo ed altre 16 persone è quella di tentato acquisto e importazione dal Sud America di una partita di 60 chili di cocaina tra l’ottobre 2013 e l’estate 2014.
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