DRUG LORD: pour Roberto Saviano, Claudio Pasquale Locatelli, c’est le « Copernic » du narcotrafic de la cocaïne.

PLUS SURPRENANT!
Roberto Saviano qui écrit sur Locatelli, ne viendra jamais me poser de questions, moi qui est infiltré l’organisation de Claudio Pasquale Locatelli pendant 17 mois jusqu’à la finalisation  de l’opération « DINERO » menée par la DEA.
Processo in vista per Pasquale Locatelli:
Saviano lo definì « il broker della cocaina »

Processo in vista per Pasquale Locatelli: Saviano lo definì "il broker della cocaina"L’uomo, la cui carriera nel narcotraffico è stata ampiamente descritta nel libro ‘ZeroZeroZero’, sarebbe dietro a un traffico internazionale di stupefacenti da Spagna e Sudamerica in cui è coinvolto un ex sottufficiale del Ros

di MARA MOLOGNI

BERGAMO – Il « broker » della droga, « il Copernico del commercio di cocaina », « il prototipo dell’imprenditore che si è costruito da solo facendo affidamento solo sulle proprio e forze e sul proprio senso degli affari. » Roberto Saviano nel suo libro ZeroZeroZero aveva definito Pasquale Claudio Locatelli. E proprio Locatelli sarebbe dietro al traffico internazionale di stupefacenti che dalla Spagna e dal Sudamerica arrivavano nel nostro Paese: un traffico scoperto dopo il sequestro di 920 chili di hashish nel garage di proprietà di Gianfranco Benigni, ex sottoufficiale dei Ros. È questa la tesi della Procura di Bergamo, che ha comunicato la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio per ‘Mario di Madrid’ (altro nome con cui l’uomo era noto nell’ambiente del narcotraffico).

Tutto comincia a Bergamo nel 2008, quando i carabinieri perquisiscono il garage di un loro ex collega, che nel 2010 sarà condannato in primo grado a dieci anni al termine del processo sulle operazioni antidroga dei Ros del generale Giampaolo Ganzer, e ci trovano 920 chili di hashish, divisa in pacchi da oltre 30 chili l’uno. Le indagini portano presto gli inquirenti a individuare i corrieri della droga: un uomo e una donna di nazionalità francese (la scelta di utilizzare una coppia doveva servire a passare inosservati nel caso di eventuali controlli) e Dario Ferraro, 56 anni, residente a Malaga.

La maggior parte della sostanza stupefacente (circa 600 chili) sarebbe stata trasportata dalla Spagna all’Italia con un’automobile attraverso la Francia. Una volta testato il prodotto, giudicato di scarsa qualità dai trafficanti, sarebbe stato necessario un ulteriore acquisto di 300 chilogrammi di hashish sul mercato italiano per rinforzare la merce e renderla più appetibile, e quindi vendibile, ai consumatori. Gli inquirenti riescono ad arrivare a Locatelli attraverso l’analisi dei tabulati e delle celle agganciate dai cellulari, oltre che dei dati del gps montato sul furgone a noleggio utilizzato dal gruppo per trasferire la droga. L’iter giudiziario è stato allungato dal fatto che attualmente Locatelli è detenuto in Spagna per altro reato: la notifica dell’atto di chiusura delle indagini è stata consegnata solo durante un momentaneo trasferimento del detenuto in Francia, Paese definito « più collaborativo » dal procuratore bergamasco Francesco Dettori.

Il pm Maria Cristina Rota ha invece escluso qualsiasi possibile collegamento tra questo caso e l’omicidio di Yara Gambirasio. Dopo il rinvenimento del corpo della ragazza era circolata la notizia che il padre, Fulvio Gambirasio, avesse testimoniato in tribunale proprio contro Pasquale Locatelli. La circostanza è stata però categoricamente smentita dallo stesso Gambirasio.

Locatelli, 61enne nato in un piccolo paese della Val Imagna, passa dal traffico di auto di grossa cilindrata a quello di droga negli anni Ottanta, quando a Milano la cocaina diventa sempre più di moda. Già condannato a 20 e 10 anni di carcere ma latitante, viene sorpreso dalla polizia francese a Saint Tropez. Nella villa in cui l’uomo si nascondeva vengono trovati anche 40 chili di coca colombiana. Ma Locatelli riesce a fuggire e ad arrivare in Spagna. E proprio in Spagna viene di nuovo fermato nel 1994, nel corso della

operazione Dinero: si scopre che a Locatelli sono intestate almeno quattro grandi navi utilizzate per il traffico di stupefacenti. Dopo una serie di arresti e scarcerazioni finisce definitivamente in carcere nel 2010, dopo che la Dda di Napoli spicca un mandato di cattura internazionale per associazione finalizzata al narcotraffico.

source:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/11/13/news/processo_in_vista_per_pasquale_locatelli_saviano_lo_defin_il_broker_della_cocaina-70906223/

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Scamarcio interpreta il re bergamasco
del narcotraffico

La figura di Claudio Pasco Lanfredi nel film «Gibraltar» è ispirata a Pasquale Claudio Locatelli

Riccardo Scamarcio nel film «Gibraltar»Riccardo Scamarcio nel film «Gibraltar» Che la sua sia stata una vita da film è certo. Forse, però, non avrebbe mai pensato di potersi ritrovare sul grande schermo, men che meno con il volto di Riccardo Scamarcio. Invece è così: la figura di Claudio Pasco Lanfredi nel film Gibraltar, è ispirata a Pasquale Claudio Locatelli, 61 anni, da Brembate Sopra, il narcotrafficante bergamasco di livello intercontinentale, l’uomo delle fughe dalle carceri francesi, il proprietario delle compagnie navali che facevano la spola dalla Colombia alla Spagna attraverso Gibilterra, arrestato a Madrid nel 1994 (e poi più volte fino al 2006) mentre era a tavola con un magistrato di Brindisi. Di investigatori pronti a intralciare la sua carriera ne ha incontrati molti: poliziotti e finanzieri italiani, uomini della Dea americana, agenti spagnoli e gendarmi delle dogane francesi. Tra loro c’era anche Marc Xavier Fievet, protagonista di una storia vera quanto assurda, riportata fedelmente nel libro Gibraltar, uscito quest’anno quasi in contemporanea al film, con lo stesso titolo. Fievet è un poliziotto delle dogane francesi.

«Gibraltar» con Riccardo Scamarcio«Gibraltar» con Riccardo Scamarcio

All’inizio degli anni ‘90 è abbastanza evidente, per i suoi capi, che Pasquale Claudio Locatelli controlla uno dei traffici più fiorenti di cocaina, eroina e hashish tra la Spagna e la Francia. Fievet, sotto copertura, senza che il suo nome compaia in nessun rapporto ufficiale, viene spedito a Gibilterra da «aviseur», infiltrato. È lì che arrivano ed è da lì che passano verso altre destinazioni le navi di Locatelli, che nel frattempo è diventato «Diabolik» o «Mario di Madrid», i nomi con cui passa alla storia nel suo ambiente d’affari. Fievet lavora come se fosse un trafficante, viaggia sull’oceano, trasporta droga e soldi a sua volta, ricostruisce la mappa dell’organizzazione, conosce Locatelli e i suoi uomini da vicino, come un Donnie Brasco – l’uomo dell’Fbi tra i mafiosi di New York – o come quei carabinieri del Reparto operativo speciale che in quegli anni gestiscono operazioni nell’ombra, in cui si smarrisce il confine tra legalità e illegalità, tra «guardie e ladri». È una soffiata del re dei narcotrafficanti a incastrarlo? Non c’è una verità storica, anche se il film sembra suggerire di sì: nello stesso anno in cui Pasquale Locatelli viene arrestato a Madrid, anche Marc Fievet finisce in cella. Sono le autorità inglesi e canadesi a scoprirlo, mentre è impegnato nella gestione di due navi, la Poseidon e la Pacifico, che vengono ricondotte al narcotrafficante di Brembate Sopra. Da quel momento inizia l’odissea dell’infiltrato: chi lo ha arrestato lo tratta da narcotrafficante, non esiste nessun documento che possa giustificare la sua attività di poliziotto delle dogane sotto copertura. Passa 3.888 giorni in carcere, tra Spagna, Canada e Inghilterra. La Francia si dimentica di lui, fino a un intervento governativo del 2005, che libera definitivamente Fievet, nel frattempo condannato al carcere a vita proprio in Canada. Aveva fatto bene il suo lavoro, benissimo, incontrando più volte Locatelli: il prezzo da pagare è stata una vita stravolta, distrutta. Il film è fedele al canovaccio del libro, ma per mettere in scena una storia così intensa il regista ha avuto il bisogno di aggiungere dettagli, scena per scena, non riconducibili alla realtà e agli atti giudiziari: da qui la necessità di un escamotage, ovvero l’utilizzo di nomi di fantasia. Fievet è Marc Duval, protagonista buono, vittima del sistema per cui lavora. Locatelli è Claudio Pasco Lanfredi: un antagonista, vicino o lontano dalla figura reale del bergamasco?

Scamarcio in «Gibraltar»

A saperlo è solo lui, con i suoi familiari e forse i suoi soci d’affari. Riccardo Scamarcio ne regala il ritratto dell’uomo che piace a tutte le donne, sicuro di sè, forte e ossessionato dalle misure di sicurezza, che si presenta agli incontri chiave guardando tutti dall’alto in basso, un sigaro alla bocca e un’eleganza sfrenata, esibita. C’è il tocco del regista e dell’attore, che sicuramente va oltre la realtà. Ma sulla personalità forte, sull’uomo che ha sempre voluto superare i propri limiti per continuare a scalare la gerarchia del narcotraffico, non ci sono dubbi. L’ultima persona bergamasca che l’ha incontrato è stata Maria Cristina Rota, il sostituto procuratore di Bergamo che gli ha fatto visita nel carcere di Cadice, in Spagna, per interrogarlo. Mai, nemmeno per un attimo, Pasquale Locatelli ha puntato lo sguardo verso il basso. Non si è vantato ma ha fatto sapere di conoscere quattro lingue, di averle studiate per trovarsi a suo agio, nel suo ruolo internazionale. E quando il viceconsole italiano gli ha notificato di recente la richiesta della procura di Bergamo di rinvio a giudizio per un carico di 917 chili di hashish finiti in un garage di Bergamo, lui si è fatto portare un foglio e una penna, in un momento in cui non aveva ancora nominato un avvocato. Ha scritto al tribunale di via Borfuro: pur ammettendo che quel carico sia di mia responsabilità, non l’ho di sicuro portato io a Bergamo. E non è escluso che quello stesso carico sia già incluso, come episodio minore, in inchieste di ben altro spessore, della Direzione Antimafia di Napoli o delle autorità spagnole. Un po’ come dire: ho ben altro a cui pensare, io.

17 dicembre 2013

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DEA (Drug Enforcement Administration): la police anti-drogues dans le viseur de Facebook

Avatar de Marc FievetThe international informant

USA: la police anti-drogues dans le viseur de Facebook

Le site rappelle aux autorités que l’usage de faux profils pour mener à bien des enquêtes est interdit

AFP« US Drug Enforcement Administration (DEA) Agents at a Tactical Training Facility »AFP

Le chef de la Sécurité du site Facebook, Joe Sullivan, a demandé vendredi dans une lettre adressée à la chef de la Drug Enforcement Administration (DEA), Michele Leonhart, que les organismes d’Etat suivent les mêmes règles que les utilisateurs traditionnels sur Facebook, notamment en matière d’interdiction d’utiliser de faux profils pour mener des enquêtes, a rapporté l’Associated Press.

La lettre de Joe Sullivan fait suite aux déclarations de Sandra Arquiett, une Newyorkaise qui prétend que la DEA a utilisé son identité et ses photos sur Facebook pour surveiller des trafiquants de drogue.

Sandra Arquiett affirme que les autorités ont récupéré les photos de son téléphone portable en juillet 2010…

Voir l’article original 154 mots de plus

DNRED (un peu de son histoire): c’était hier!

dnredL’INTEGRITE ET L’EFFICACITE LIBEREES

Après 84 jours de prison, M. Ribatet, chef de l’antenne lyonnaise de la DNRED est libre.
Il n’a pas donné ses informateurs
Un lamentable épisode de la guerre des polices qui pose la question des moyens juridiques de la lutte anti-drogue
Jeudi, 6 Juin, 1991

MICHEL RIBATET, le dernier des douaniers incarcérés à Dijon depuis le 13 mars, est enfin sorti de prison mardi vers 19 heures. Patron de l’antenne de Lyon de la Direction nationale des enquêtes et recherches douanières (DNRED), il avait été incarcéré en même temps que son surbordonné, Pierre Tardy, et qu’un inspecteur de Dijon, Jacques Dorey. Tous trois avaient été inculpés de «détention, transport, acquisition et cession de stupéfiants». Ils avaient rejoint en prison Jean-Pierre Caze, inspecteur divisionnaire à Lyon, qui avait infiltré un réseau de trafiquants de cannabis en provenance du Maroc et avait été écroué le 6 mars pour les mêmes raisons.

Il s’agit d’une bien lamentable affaire qui pose d’abord la question des moyens juridiques reconnus à la douane, responsable de la quasi-totalité des 22 tonnes de drogue saisies l’an dernier par l’ensemble des services français.

Dans l’affaire de Dijon la PJ a mis à profit les trois jours de garde à vue dont elle dispose après les 24 heures de rétention douanière, non pas pour poursuivre le travail des douaniers, mais pour retourner contre eux les trafiquants qu’ils avaient arrêtés.

Au centre de l’affaire, la saisie par les douaniers lyonnais de 535 kg de résine de cannabis, le 6 décembre 1990, au péage de Pouilly-en-Auxois (Côte-d’Or) sur l’autoroute A6. Cette saisie intervenait après celle d’une tonne de drogue à Lyon le 6 juin 1990 ( marchandise transportée par Marc Fievet-NS55 DNRED jusqu’au port de Port La Nouvelle sur le Motor Yacht TANCREDE) , et en précédait une autre de 520 kilos, le 20 décembre, sur le parking d’Isardrôme près de Vienne.

photo Port la Nouvelle: http://www.sea-seek.com/images/b/bc/Port_La_Nouvelle.jpg

VOIR ou revoir: https://ns55dnred.wordpress.com/a-propos/

En tout 2,5 tonnes saisies.

De quoi donner des boutons à la PJ lyonnaise qui va convaincre le juge Bartoletti – on peut d’ailleurs se demander pourquoi ce magistrat a ainsi foncé dans cette guerre des polices – d’ouvrir une information sur les douaniers et leurs méthodes: l’infiltration des réseaux de drogue qui, bien que reconnue par la Convention de Vienne de lutte contre le trafic, n’est pas intégrée au droit français.

LIRE: https://ns55dnred.wordpress.com/2014/06/29/quand-on-constate-la-lachete-des-directeurs-generaux-de-la-douane-francaise-les-denommes-pierre-mathieu-duhamel-et-francois-auvigne/

Le héros de "Gibraltar" attaque l'Etat

Reportage : C.Le Goff/F.Le Moal/O.Lecointe/S.Malin

via : api.dmcloud.net

Les douaniers et leur chef, M. Hoguet, patron de la DNRED ont expliqué au magistrat, en gros, ces méthodes et leur efficacité. Ils n’ont pas tout dit. C’est clair. Pour le juge demeure « un problème d’argent et de paiement des informateurs». Il veut savoir «d’où provient l’argent et ce qu’il est devenu» car il ne peut discerner «ni le début ni la fin de la chaîne» et reconnaît qu’il n’a pu «percer le mystère de l’organisation qui avait conduit à la saisie». Il se serait heurté, selon ses propres mots, à un «refus total de collaboration» de la part des inculpés. M. Ribatet et les siens ont protégé leur «construction», le réseau de leurs informateurs et agents – les douaniers les appellent des aviseurs – au sein de cet important réseau d’importation de cannabis marocain en Europe. En se taisant ils ont protégé le travail en cours et, aussi et surtout, la vie de ces hommes. Le nom d’un de ces aviseurs n’a-t-il pas été publié dans certains journaux? C’est son silence qui a valu à M. Ribatet 84 jours de prison.

Côté Douane on se félicite de cette libération et on met sur le compte de la mauvaise humeur du magistrat l’interdiction jusqu’à nouvel ordre d’exercer signifiée aux douaniers libérés. Mais on relève surtout que l’intégrité de ces fonctionnaires n’est pas contestée par le juge qui n’a pu établir leur enrichissement personnel. Ils demeurent ce qu’ils ont toujours été, au dessus de tout soupçon de ce point de vue essentiel: ce ne sont pas des ripoux.

charasse_michel81015eDepuis le 28 mai, jour où le magistrat fit perquisitionner à la DNRED de Lyon, ce dernier avait refusé ses plateaux repas, n’avalant que de l’eau, du lait et des jus de fruit. Les douaniers ont été constamment soutenus par leur hiérarchie, l’ensemble des syndicats, et par leur ministre de tutelle, Michel Charasse. Plusieurs manifestations de soutien s’étaient tenues dans toute la France, notamment devant le palais de justice de Dijon. Une autre était prévue hier.

Les syndicats de douaniers, satisfaits de la libération de M. Ribatet, ont annulé leur journée d’action et de grève annoncée pour le 11 juin. Pour la CGC, dont le douanier lyonnais est adhérent, «cette décision n’est que justice». Satisfaction également à la CGT qui souligne: «Le problème reste entier quant aux missions de la douane, ses moyens pour les remplir et leur cadre juridique». Cette question a été publiquement posée par André Lajoinie, au nom du groupe communiste à l’Assemblée, dans une lettre au ministre de la Justice Henri Nallet.

De source bien informée, un protocole intégrant au droit et procédures français les moyens reconnus par la Convention de Vienne pour lutter contre le trafic aurait été élaboré par les ministères de la Justice, de l’Intérieur et des Finances (Douane). Mais en ce qui concerne l’attribution de la qualification d’officier de police judiciaire aux douaniers, ce qui leur permettrait de conduire jusqu’à la clôture de l’instruction judiciaire les affaires qu’ils réalisent, le blocage du ministère de l’Intérieur demeure total.

Jean-Michel Cordier

– See more at: http://www.humanite.fr/node/23165#sthash.oyAn5AgH.dpuf

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BALTIMORE (USA): Nine Alleged Members of the Jenifer Drug Trafficking Organization Charged

Nine Alleged Members of the Jenifer Drug Trafficking Organization Charged by Indictment and Implicated in a 2012 Murder
82 kilograms of cocaine having a street value of $8.2 million seized during the investigation

OCT 16 (BALTIMORE) – A federal grand jury has indicted nine defendants – seven men and two women – who are alleged to be members of the Jenifer drug trafficking organization (Jenifer DTO) for conspiring to distribute kilograms of cocaine in the Baltimore metropolitan and Woodbridge, Virginia areas.  The indictment seeks the forfeiture of $15 million.  The indictment was returned on September 3, 2014 and unsealed on October 9, 2014 upon the arrests of defendants.

The search warrant affidavit was unsealed after the execution of 25 search warrants.  During the searches, law enforcement recovered 27 kilograms of cocaine with a street value of $3 million; several hundred thousand dollars in cash recovered from the residences of some of the defendants; over $2 million in jewelry, including a 16 carat diamond ring; and luxury vehicles.

« The arrest of these alleged Drug Trafficking Organization (DTO) members emphasizes the proactive work that the Drug Enforcement Administration and our law enforcement partners undertake every day to stop the flow of drugs from entering the Baltimore metropolitan area,” stated Gary Tuggle, Assistant Special Agent in Charge of the DEA Baltimore District Office.  “DEA’s investigation of this DTO was a long-term, highly complex effort which used a myriad of investigative techniques to expose this DTO. Additionally, by hitting drug trafficking organizations where it hurts them most and seizing drug proceeds, in this case cash, vehicles and properties, we are crippling their ability to ever return.”

The indictment was announced by Assistant Special Agent in Charge Gary Tuggle; United States Attorney for the District of Maryland Rod J. Rosenstein; Special Agent in Charge Thomas J. Kelly of the Internal Revenue Service – Criminal Investigation, Washington, D.C. Field Office; Commissioner Anthony W. Batts of the Baltimore Police Department; and Chief James W. Johnson of the Baltimore County Police Department.

The arrests and searches were the result of coordinated operations by the DEA, IRS – Criminal Investigation, Baltimore City Police Department and Baltimore County Police Department, with the assistance of agents from the U.S. Marshals Service and the Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms and Explosives.

The indictment charges the following defendants, all of whom are presently in federal custody:

Kedrick Arnold Jenifer, a/k/a “Ricky Jenifer,” “James Howard Collier, Jr.” and “Rick,” age 43, of Bowie, Maryland;
Tyrone Allen, age 42, of Bel Air, Maryland;
Brooke Renee Lunn, a/k/a “Brooke Thomas,” and “Brooke Renee,” age 48, of Baltimore;
Tracy Muse, a/k/a “Kimberly Scott,” age 41, of Pearland, Texas;
Thomas Simmons, age 37, of Hampton, Virginia;
Andre Brewer, age 35, of Elkridge, Maryland;
Michael Williams, age 40, of Baltimore;
Kermit Clark, age 44, of Baltimore; and
William Hegie, age 54, of Baltimore.

“The indictment and affidavit describe how drug organizations transport cocaine to Baltimore and move cash out of the city by relying on a network of suppliers, couriers, distributors, dealers and money launderers, and by using vehicles with hidden compartments,” said U.S. Attorney Rod J. Rosenstein.  “The affidavit also explains how law enforcement agents catch drug dealers by using physical and electronic surveillance, wiretaps and cell phone data.”

All of the defendants were arrested last week Thursday, October 9, 2014, except for Michael Williams who turned himself in on Friday, October 10th.

According to an affidavit in support of search warrants, law enforcement started investigating the Jenifer DTO in March 2013.  The Jenifer DTO is a Baltimore-based drug trafficking and money-laundering organization with ties to Houston, Texas; Staten Island, New York; and Woodbridge, Virginia.

From September 2012 to September 2014, the Jenifer DTO allegedly obtained kilogram-quantities of cocaine from Houston and distributed the cocaine throughout the Baltimore area and in Woodbridge, Virginia.

Kedrick Jenifer is the alleged leader of the drug organization.  He directed the collection and transportation of money from Baltimore to Houston, and the transportation of cocaine from Houston to Baltimore.

The affidavit alleges that the drug organization concealed money and cocaine in hidden compartments in vehicles that were driven between Baltimore and Houston. The vehicles were sometimes transported on car carriers. Cocaine and cash were stored at the homes of the defendants, their family members, and at a business complex called RCH Plaza on West Franklin Street in Baltimore. Vehicles with hidden compartments were brought to the business complex, where DTO members concealed large amounts of cash or cocaine.

The affidavit alleges that in October of 2009, while traveling from Baltimore to California, Jenifer and Tyrone Allen stopped in Phoenix, Arizona.  At the Phoenix airport, police seized $97,020 and three cell phones from Jenifer, and $70,680 and eight cell phones from Allen.

On September 27, 2012, the affidavit alleges, Brooke Lunn and a man named John Moore were arrested near Houston with approximately 30 kilograms of cocaine concealed in a vehicle. Tracy Muse, believed to be a girlfriend of Jenifer, posted bond for the release of Lunn and Moore.  Lunn and Moore returned to Maryland.

On October 20, 2012, Moore was fatally shot in the back of the head in Baltimore. According to the affidavit, his murder is believed to be related to the cocaine seizure.

On July 2, 2013, Arkansas Highway Patrol searched a vehicle transported by the Jenifer DTO from Baltimore to Houston by car carrier, while it was being driven back to Baltimore.  From a hidden compartment in the rear of the vehicle, 23.8 kilograms of cocaine were seized. Following the seizure, Jenifer allegedly returned to using Lunn to transport cash and cocaine between Baltimore and Houston. Since August 2013, Lunn is believed to have made 30 trips between the cities, transporting cash and cocaine.

In June 2014, agents saw Simmons give Jenifer a black bag in a parking lot in Woodbridge, Virginia.  Virginia State Police pulled Simmons over 60 miles away and seized two kilograms of cocaine from a black bag concealed in a hidden compartment in Simmons’ vehicle.

Jenifer owns World Fed Apparel, Inc., a clothing store in Baltimore.  Jenifer is also a co-owner of Flavor Factory, LLC, which is believed to own an ice cream franchise in Baltimore.

Jenifer and his companies currently own the following vehicles:

2013 Rolls Royce Ghost valued at $296,000,
2014 Ferrari 458 Italia valued at $271,000,
2014 BMW M6 valued at $113,925,
2015 Ford F-250 truck valued at $56,000,

and a 2012 Acura ZDX, a 2010 Honda Crosstour, a 2006 Acura and a 2009 GMC Denali truck.  Jenifer kept some high end vehicles at a storage unit in Laurel, Maryland.  Brewer allegedly bought a 2014 Mercedes S63 AMG, worth approximately $156,900.

The defendants face a maximum sentence of life in prison for conspiring to distribute and possess with intent to distribute cocaine.

The defendants had their initial appearances in U.S. District Court in Baltimore, Virginia and Texas last week. Hegie and Clark consented to detention.  A detention hearing was held on October 14, 2014, in federal court in Baltimore for Lunn and she is detained.  A detention hearing in federal court in Baltimore is scheduled for Jenifer, Allen and Brewer on October 16, 2014 at 11:00 a.m., 10:30 a.m. and 1:30 p.m., respectively, and for Muse on October 17 at 10:00 a.m.  Williams is detained until arrangements are completed for his release on home detention with electronic monitoring.  Simmons is in custody in the Eastern District of Virginia. No date has been set for a hearing for him in Maryland.

An indictment is not a finding of guilt.  An individual charged by indictment is presumed innocent unless and until proven guilty at some later criminal proceedings.

http://www.justice.gov/dea/divisions/wdo/2014/wdo101614.shtml

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